Non solo numeri...

 maddalena.d@libero.it                                   Maddalena Dominijanni                                 maddalena.d@libero.it

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Sono le ore... 

 

Ogni sera un perché...

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57° Festival Sanremo

C'è chi regala 500 rose in un colpo solo, a una sola donna.

Strabiliante e sbagliato, perché le rose si regalano in numero dispari o a dozzine, e 500 non è né dispari né multiplo di 12, ne mancano 4 per fare 12 x 42 = 504.

Clicca sulla foto...
 
...mio marito non ha commesso questo errore!
S. Valentino 2007 

 

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Perchè vediamo sempre la stessa faccia della luna?

La Luna, come la Terra, è caratterizzata da due movimenti: uno di rivoluzione attorno al nostro pianeta e l'altro di rotazione sul suo asse. Poiché il tempo che impiega in questo ultimo movimento coincide esattamente con quello che impiega a realizzare una rivoluzione intorno alla Terra, la Luna ci mostra sempre la stessa faccia!

In pratica, tuttavia, la vista che noi abbiamo di essa supera un poco l'emisfero, a causa di alcune oscillazioni apparenti del satellite, chiamate librazioni. Complessivamente, quindi, noi possiamo vedere i 59/100 della superficie del nostro satellite.

Modi di dire: avere la luna; alzarsi con la luna di traverso; essere lunatici: 

Essere di malumore, irragionevolmente irritabili e pronti al litigio.

 

 

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Perchè un un lavoro pesante, senza soste e inutile, si dice «Fatica di Sisifo» ?

Sisifo è considerato dalla mitologia classica come uno degli uomini più scaltri e più cattivi. Condannato a morire da Giove riuscì ad incatenare la Morte la quale poi — liberata da Ares — si vendicò atrocemente. Sisifo venne condannato a spingere su per un alto monte — nell'inferno — un gran masso che appena era in cima rotolava a valle, sicché il lavoro era inutile e la fatica senza riposo...

Sisifo in un'immagine tratta da www.bloggers.it
 
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Perchè si dice: «Fare come l’asino di Buridano» ?

Fare come l’asino di Buridano: esitare tra due cose, tra due soluzioni di un problema, senza decidersi né per l’una né per l’altra, perché entrambe ugualmente accettabili.

Come avrebbe fatto, se avesse seguito le teorie del suo padrone, il leggendario asino del filosofo francese Jean Buridan (~1300 -1358), rettore dell’Università di Parigi. Questi sosteneva che la scelta della volontà cade sempre sul bene, sul valore migliore, e che quindi la volontà stessa sarebbe paralizzata e sospenderebbe la scelta, di fronte a due beni ugualmente importanti. Essa avrebbe quindi anche la libertà di non scegliere.

Ed ecco i detrattori del filosofo inventare il paradosso dell’asino ugualmente affamato e assetato che, posto a uguale distanza da un secchio d’acqua e uno di avena, non sceglie, e quindi muore di fame e di sete.

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