| Soverato - Intitolata, ieri, in onore del
dottor Raffaele Notarangelo l'Unità operativa di Medicina del
Complesso ospedaliero di Soverato-Chiaravalle. Nell'occasione,
l'arcivescovo metropolita della diocesi di Catanzaro-Squillace,
monsignor Antonio Ciliberti, alla presenza del sindaco di Soverato
Raffaele Mancini, del Commissario straordinario dell' A.S. 7,
Achille Tomaino, del presidente dell'Ordine dei medici della
provincia di Catanzaro, Vincenzo Ciconte, del direttore sanitario
del complesso ospedaliero di Soverato-Chiaravalle, Francesco
Biamonte, del maresciallo della Compagnia dell'Arma di Soverato,
Giuseppe Di Cello e dei dirigenti medici del complesso
ospedaliero di Soverato-Chiaravalle, ha celebrato una Santa Messa.
Il dottor Nicola Samà, primario dell'U.O. di medicina, è
intervenuto per ricordare la figura del dottor Raffaele Notarangelo. «In occasione di questo importante riconoscimento -
ha
detto nel suo discorso- mi corre l’obbligo, in qualità di dirigente
medico più anziano dei suoi collaboratori e di attuale Direttore
dell’ U. O. di Medicina da lui diretta per 22 anni,
di tracciare un breve profilo umano e professionale di
Raffaele Notarangelo, convinto
di interpretare i sentimenti di tutti coloro che hanno lavorato
sotto la sua direzione.
Nato
a Catanzaro il 4 Luglio 1937, ha conseguito nel
1961
la laurea in Medicina e Chirurgia con il massimo dei voti presso
l’Università di Bologna; l'anno successivo è diventato assistente
medico presso l’ ospedale Pugliese di Catanzaro; quattro anni
più tardi diviene
aiuto
medico presso il nosocomio catanzarese; nel
1968
si specializzò in Cardiologia presso l’ Università di Napoli;
nel
1974 ottenne la specializzazione in malattie del fegato e del ricambio
all’Università di Torino; nel
1980
acquisì il primariato
presso l’ospedale civile di Soverato dove successivamente
ricoprì gli incarichi di direttore e coordinatore sanitario di ospedale
ed Asl.
E’
stato fautore e
creatore assieme ad amministratori e dirigenti dell’epoca, nonché
direttore della scuola per infermieri professionali, capo-sala
e personale OTA
che
ha avviato al lavoro e riqualificato trecento giovani del comprensorio.
Nel
1990
ha fatto parte del servizio ispettivo del ministero della Sanità.
Nel
1982 aprì i ricoveri della
divisione di medicina, con l'attivazione degli ambulatori di
Medicina, Cardiologia, Fisiopatologia respiratoria, Diabetologia e
Gastroenterologia da lui concepiti come perfetta integrazione fra
reparto e territorio al fine di garantire rapidità e pari dignità
di trattamento e continuità di assistenza agli utenti del
circondario, infatti già da allora sosteneva che "l’abbattimento
delle liste d’attesa fosse possibile solo con il nostro impegno
anche al di fuori dell’orario di servizio attuando una sorta di
volontariato!" A tutt’oggi sono stati effettuati circa
40.000 ricoveri e migliaia di prestazioni specialistiche
ambulatoriali.
A
tal fine forte è stato il suo impegno a fornire il reparto e gli
ambulatori delle più moderne attrezzature valorizzando al massimo
le capacità di tutti gli specialisti in organico.
Uomo
semplice, era sempre vicino alla
nostra vita privata ma contemporaneamente ci richiedeva il
massimo impegno per svolgere al meglio la nostra professione, in
modo particolare - ha ricordato - non posso dimenticare le sue
telefonate in qualsiasi ora del giorno e della notte in qualsiasi
periodo in cui mi esortava, con la tipica frase in dialetto
catanzarese “ nicò fà ca vidi”, a raggiungere con urgenza il
reparto per prestare soccorso a chi ne aveva bisogno o a dare una
mano al collega più giovane e magari meno esperto in alcune
procedure.
Abile
mediatore fra posizioni contrapposte, con la sua sottile e garbata
ironia riusciva a
risolvere qualsiasi controversia mentre conosceva perfettamente il
confine tra opportunità politiche e necessità dei pazienti,
cercando di trarre il massimo
vantaggio a favore di questi ultimi.
Ci
sarebbero tante altre cose da citare ma forse quella che ha
lasciato un ricordo indelebile in tutti noi
risale al pomeriggio che ha preceduto il grave malessere
che lo ha colpito inesorabilmente in cui ha sfogato la sua
profonda amarezza perché alcuni vecchi problemi non trovavano
soluzione.
Fermamente convinto che tutti abbiamo fatto tesoro dei suoi moniti
e dei suoi insegnamenti - ha concluso il dottor Nicola Samà -
rivolgo un caloroso ed
un affettuoso saluto alla moglie ed ai figli
a nome mio, dei dirigenti medici e di tutto il personale
non medico dell’ U.O. di Medicina del Complesso ospedaliero di
Soverato-Chiaravalle e, comunque, da estendersi a tutti coloro che
ci hanno onorato della loro presenza ed a vario titolo in questa
manifestazione».
Articolo
tratto da "Il Domani" 6 ottobre 2005

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